Bebop - Lem56

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Bebop

Il jazz, come è risaputo, è una musica polimorfa, forse la forma d'arte più incline a contaminazioni e a repentini cambiamenti di rotta. Questa caratteristica è parte integrante del suo codice genetico, tanto che
il suo venire a mancare significherebbe la morte stessa del jazz. La storia della musica afroamericana è per questo motivo zeppa di clamorose ed inaspettate svolte: si potrebbe citare la nascita del free, o la conversione elettrica di Miles Davis, o ancora l'introduzione dell'improvvisazione modale. Basti solo pensare che in secolo di vita il jazz ha ripercorso tutte le tappe fondamentali che la cosiddetta musica colta europea ha svolto in un millennio. (Francesco Biscani)

Lo Swing fece conoscere la musica jazz al mondo. Nato come espressione di un popolo era diventata la musica del New Deal. Tutti suonavano, ascoltavano, cantavano e ballavano lo Swing e questa musica si diffuse in tutta Europa durante la seconda guerra mondiale con il tramite delle truppe americane e i loro Vdisc (dischi della Vittoria).
Del resto è in questo periodo che l'americano medio viene in contatto con la musica dei neri, ritenuta fino allora una curiosità o più spesso semplicemente ignorata.
Alle orchestre di colore di Calloway, Ellington, Basie, Lunceford, il borghese americano preferì, poco per volta, quelle dei band leader bianchi: Goodman, Dorsey, Miller.
Col tempo lo Swing perse la sua carica genuina irrigidendosi in modelli stereotipati e stantii, in una parola "commerciali". I musicisti si sentivano imbrigliati in schemi formali sempre più soffocanti. Lo Swing era diventata musica da... bianchi, bisognava cambiare.

Il nuovo stile si chiamerà Bebop, onomatopea probabilmente legata al ritmo sincopato, fu la punta più avanzata e radicale di un movimento di rinnovamento che coincise con gli anni della seconda guerra mondiale.
Stan Kenton, Roy McKinley, Claude Thormill furono tra i primi band leader illuminati a provare nuove combinazioni, mentre Woody Herman stupiva per il suo Swing "bizzarro". Già Lennie Tristano, futuro mentore del Cool, muoveva i primi passi verso il cambiamento e poi c'era la musica "sinistra" del pianista Thelonious Monk che partecipò alla nascita del Bebop pur condividendone solo in parte l'estetica.
È giusto ricordare che molti musicisti dell'era dello Swing avranno una grande influenza sugli autori del Bebop, tra questi ricordiamo Louis Armstrong, nonostante la sua vena tradizionalista influenzerà i trombettisti Roy Eldrige e Dizzy Gillespie, mentre alla corte di Count Basie suonava Lester Young un mentore per i sassofonisti del Bop come lo sarà Coleman Hawkins, il boppers Stan Getz sarà attratto dallo stile di Bix Beiderbecke.

NASCE IL BEBOP
Il Bebop nasce a New York. I musicisti di colore, terminato il lavoro nei locali delle orchestre Swing, facevano la coda per suonare nelle jam-session (improvvisazioni libere) che si tenevano al Minton's Playhouse. Era un locale di Harlem ricavato da una sala dell'Hotel Cecil nella 118a strada ovest. Il locale era gestito da un ex band leader Teddy Hill, che aveva pensato di affidare l'animazione delle serate ai musicisti preoccupandosi solamente di scritturare una minuscola "house band" alla quale si poteva unire chiunque ne avesse voglia. La band era formata dal batterista Kenny Clarke, dal pianista Thelonious Monk, dal bassista Nick Fenton e dal trombettista Joe Guy. I volontari per le jam-session non si fecero attendere e in particolare il lunedì sera, giorno di riposo per le grandi orchestre. A queste nottate parteciparono anche personaggi affermati come Lester Young, Coleman Hawkins, Art Tatum, ma la maggior parte erano giovani musicisti. Apparentemente tutti potevano parteciparvi ma fu ben presto evidente che non era per tutti, bisognava essere dotati di una grande tecnica esecutiva, per usare un'espressione europea: un virtuosismo trascendentale. Nel 1941 arrivò Bud Powell, quindi Dizzy Gillespie cui si aggiunse un giovane suonatore di sax contralto direttamente da Kansas City: Charlie Parker conosciuto da tutti come Bird.

Dopo questa esperienza Dizzy Gillespie decide che era giunto il momento di costituire una band per far conoscere la nuova musica. L'idea era di suonare con Parker al sax, Bud Powell al piano, Oscar Petterson al basso e Max Roach alla batteria. Purtroppo Parker e Powell non erano immediatamente disponibili, li sostituì con George Wallington e Don Bays. Ottenuta una scrittura all'Onyx nel 1944, si esibirono con impegno ottenendo reazioni a dir poco contrastanti. Era una nuova musica, complessa, non immediata e il pubblico ne fu in tutti i sensi impressionato mentre i musicisti che assistevano alle performance erano al tempo stesso affascinati e spaventati.
Il termine Bebop nacque proprio in quei giorni all'Onyx, era la traduzione onomatopeica di un motivo di due note staccate con un salto di ottava. Diventerà un brano con il nome Bebop, altri pezzi di quel periodo sono Salt Peanuts, One Bass Hit e Max is Making Wax: diventeranno i cavalli di battaglia di tutti i boppers.

I due artefici principali del nuovo stile finalmente riescono a suonare insieme in un fantastico quintetto dal nome Three Deuces ottenendo un successo sensazionale. Gillespie e Parker insieme con altri talentuosi jazzmen incisero nel 1945 importanti dischi anche se per etichette minori (National, Savoy, Apollo...) e diedero due concerti alla Town Hall che rappresentano una vera e propria consacrazione pubblica.
Tuttavia, superata l'iniziale novità, il Bebop, stenta a decollare, era una musica difficile, una musica che non doveva intrattenere, pensata solo per l'ascolto.

IL BEBOP SI AFFERMA
Dizzy Gillespie prova a mettere insieme diverse band e con loro va in tournee ma queste si mostrarono fallimentari sia quando si dirigevano verso sud e sia quando si andavano verso ovest, dove incontrano la totale incomprensione del pubblico.
Le cose erano totalmente diversamente se si suonava allo Spotlite di New York nella 52a strada, qui il pubblico era entusiasta ma per i boppers non era sufficiente.
Nel 1947 il Bebop era dunque una realtà viva e attuale della musica afroamericana, con la quale tutti coloro che seguivano il jazz dovevano fare i conti. Alcuni parlarono di rivoluzione, molti critici assunsero posizioni intransigenti nei confronti della nuova musica, definendola spesso e volentieri un'aberrazione o peggio una rovina. Tutti cominciarono ad analizzarla per capire, un'icona del jazz come Louis Armstrong, ebbe a dire: "...tirano fuori tutti quegli accordi strampalati che non vogliono dire niente, in principio la gente prova curiosità soltanto perché si tratta di una novità, ma poi si stanca perché non è veramente buona; non c'è nessuna melodia che si possa ricordare e nessun ritmo regolare su cui ballare".
Peccato che proprio questa sia un po' l'anima del Bebop perché dopo una stagione passata a suonare, cantare e ballare (Swing e tutto il jazz della tradizione) si voleva un jazz che non fosse più una semplice musica d'intrattenimento ma vera musica di puro e semplice ascolto.
Con il Bebop di Parker il jazz cessò di essere una musica di evasione per diventare una forma d'arte,
anche con risvolti sociali, questo ne segnò irrimediabilmente la condanna da parte della società bianca, che non poteva accettare che l'unica vera espressione artistica tutta americana fosse stata messa a punto da una minoranza di neri!

Negli anni cinquanta si presentano i primi segnali della crisi commerciale che avrebbe coinvolto il mondo del jazz. Nel 1954/56 esploderà il Rock and Roll e i produttori discografici guardavano con diffidenza il mondo dei boppers. Suonare il jazz era difficile, solo Gillespie e Parker si salvavano ma la maggioranza conduceva una vita di miserie, non solo per le difficoltà economiche ma soprattutto per la frustrazione data dall'incomprensione del pubblico, poi c'era la droga di cui molti facevano uso. Per colpa dell'eroina se ne andarono i migliori: Parker morì a trentacinque anni, il trombettista Fats Navarro a soli ventisette mentre Tadd Dameron scontò molti anni di galera per uso e possesso di droga.

Successo? No, si. Certamente non fu un successo come lo Swing, ma il muro era abbattuto e la rivoluzione compiuta. Dal Bebop in avanti ci si rivolge al jazz come una forma d'arte musicale, i suoi interpreti si comporteranno di conseguenza come il pubblico che presone coscienza, pretenderà da loro elevati standard di qualità. 

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