Blues - Lem56

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Condizioni Storiche

Schiavi
Una volta stabilite le rotte con le americhe, scoperte da Colombo nel 1492, molti europei senza scrupoli s'impossessarono delle coste americane e dei territori atzechi ed incas. Questi "cristianissimi conquistadores" ebbero vita facile considerato lo scarso livello tecnologico-militare delle popolazioni indigene.

Iniziò lo sfruttamento su vasta scala dei fertili terreni e delle miniere d'oro e d'argento. Il problema della mano d'opera fu risolto usando gli indigeni. Questi, però, non reggevano i ritmi di lavoro imposti dai conquistadores e spesso tentavano la fuga. Spagnoli e portoghesi si accordarono per deportare, nelle nuove colonie, uomini e donne provenenti dall'Africa riducendoli in schiavitù.
Nel 1619 un numero ingente d'africani, catturati lungo le coste occidentali dell'africa (golfo della Nuova Guinea), raggiunsero le coste americane. Qui furono chiamati a svolgere i lavori più duri e nelle condizioni più difficili.
Ha inizio una triste pagina della storia dell'umanità. Intere famiglie, dopo essere state catturate ed essere miracolosamente sopravvissute a un terrificante viaggio via mare, sono separate e vendute nei mercati americani di schiavi. Non avevano alcuna possibilità di comunicare con i bianchi e con tutto il mondo che li circondava. Tutto era diverso, non avevano alcuna possibilità di fuga: un oceano li divideva dalla propria terra, ma non potevano "comprenderlo".
Negli anni seguenti la popolazione afroamericana crescerà fino a superare i 4.000.000. Anche tra loro tutto era difficile. Alla piantagione del padrone il gruppo di schiavi, aveva provenienze diverse. Ogni uomo e donna portava con sé il proprio dialetto, gli dei, le tradizioni, l'orgoglio della propria terra, il ruolo sociale acquisito nella comunità del villaggio. Tutto cancellato, era azzerata l'identità di ciascuno.
Ai carcerati è negata la libertà ma il linguaggio, gli usi, anche il solo ricordare può essere comune. Agli schiavi era negato tutto anche la speranza. Da qui gli uomini di colore, con sommi sforzi, ricominciarono per affermare una nuova dimensione umana.

Indipendenza e Guerra Civile
L'importazione di schiavi proseguì fino alla guerra d'indipendenza (rivoluzione americana), il loro numero raggiunse il 30% della popolazione bianca che occupava i territori delle nuove colonie, ora libere dal giogo inglese. Raggiunta l'indipendenza molti stati saranno favorevoli all'abolizione della schiavitù.
Il 24 ottobre 1774 il Congresso stabilì che dall'1 dicembre di quell'anno non sarebbe stato più possibile importare schiavi né acquistarli. Questa disposizione fu quasi rispettata. Purtroppo, ancora oggi, gli americani hanno la tendenza a rispettare le leggi in favore dei diritti degli afroamericani in modo alquanto "singolare".
Eli Whitney nel 1793 inventò una macchina per separare le fibre del cotone dai semi. Negli stati del sud la richiesta di manodopera si fece ingente, riprese subito la tratta degli schiavi. Leggi e buoni propositi non ebbero scampo a fronte degli enormi guadagni che si prospettavano ai latifondisti con il commercio del cotone.
La guerra civile del 1861 con la vittoria degli stati del nord, cui aveva, di fatto, partecipato più di 200.000 soldati di colore, portò A.Lincoln a proclamare l'emancipazione degli schiavi che si tradusse, il 18 dicembre del 1865, nelle leggi per l'abolizione della schiavitù in ogni luogo degli USA.
In realtà gli stati del sud andranno avanti senza tener conto dei diritti politici e civili acquisiti dai neri.
I bianchi continueranno, negli anni futuri, ad avere un atteggiamento arrogante nei confronti degli afroamericani certi che giudice e giurati bianchi non avrebbero mai condannato un loro pari.

Contadini
I contadini neri del sud all'inizio del XX° secolo si trovarono nelle stesse condizioni in cui erano stati i loro antenati ai tempi della schiavitù. L'unico vero "tesoro" era essere liberi, una libertà vera solo sulla carta (Ku Klux Klan
).
La situazione non si modificò molto dopo la prima e dopo la seconda guerra mondiale nonostante il sacrificio di molti uomini di colore per liberare il mondo dal nazismo.
La rabbia e la voglia di far valere i propri diritti, rafforzata dalla consapevolezza di essere diventati determinanti nella vita socio-economica americana, si farà sentire nei decenni successivi denunciando quel senso di oppressione che aveva raggiunto livelli irreversibili.
Rabbia e voglia di far valere i propri diritti che si manifesterà in modi e forme diverse passando dalle marce pacifiste di M.L.King agli incontri determinati di Malcom X o delle Black Panther fino alle recenti rivolte cittadine, vedi Los Angeles, nate dopo evidenti sopraffazioni subite da giovani neri ad opera della polizia!!!
Non sembra avere pace questo mondo americano se pensiamo che nel dicembre 2004 lo stato dell'Alabama promosse un referendum per abrogare, dalla propria costituzione, le leggi che prevedevano l'obbligo di costruire scuole differenti per bianchi e per neri. L'esito del referendum fu negativo!!!

Incontro tra culture o scontro?
Nei primi anni del XX° secolo, nella zona intorno a New Orleans, prende l'avvio una musica nuova è il Jazz, in origine Jass, che affonda le sue radici nella secolare tradizione musicale degli afroamericani.
Spesso si legge per il blues, il jazz o il rock and roll di incontro tra la cultura bianca e quella nera. Quale errore! Blues, jazz e rock and roll sono frutto della nascente cultura afroamericana. Cultura che non germoglia dall'imitazione del bianco ma da un'attenta esplorazione e successiva rielaborazione. I neri usano la cultura bianca e la piegano, la trasformano in modelli musicali nuovi, agli antipodi rispetto la musica stessa europea.
La musica occidentale è una musica scritta, l'autore pensa e scrive la composizione, gli strumentisti usano un mezzo, la partitura, per decodificare con i loro strumenti quei segni in suoni facendo rivivere l'idea originale, cioè interpretano.
Nella cultura afroamericana non si scrive la musica la si "fa". L'interprete è l'autore e l'autore è l'interprete.
Nell'orchestra bianca si ricerca la fusione dei suoni, le diverse sezioni di strumenti devono suonare in modo omogeneo (gli otto primi violini di un'orchestra classica devono suonare all'unisono con la medesima sonorità espressiva, tra l'altro, decisa dal direttore d'orchestra).
Per gli afroamericani è valido l'esatto opposto. Ogni individuo è un mondo sonoro, è portatore di un tratto identificativo unico, come unico è l'uomo stesso, compito del musicista è esprimere/trovare il proprio unico "sound". Tutti possono suonare Basin Street Blues ma nessuno potrà suonare la tromba come Armstrong perché tu non sei Armstrong.
Non è un caso che l'improvvisazione sia la matrice più vera e pura che accompagna trasversalmente tutta la musica degli afroamericani.
Non è un caso che blues, jazz e rock and roll "avranno testimonianza" quando sarà possibile conservare, tramite le incisioni discografiche, le performance degli artisti neri.


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