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Cajkovskij

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Pëtr Il'ic Cajkovskij (Tchaikovsky)
(Kamsko-Votkinsk, 7 maggio 1840[1] – San Pietroburgo, 6 novembre 1893)

Nato a Kamsko-Votkinsk in Russia, il padre di Cajkovskij era un ingegnere minerario ucraino e la madre, una donna di nobili origini francesi. L'istruzione fu curata da una governante, Fanny Dürbach, che si accorse dell'ipersensibilità del bambino.
Nel 1850 a dieci anni, il padre ritenne insufficiente l'istruzione familiare, decise di iscriverlo a S.Pietroburgo alla scuola di Giurisprudenza. Per Cajkovskij voleva dire distacco dalla famiglia e in particolare dalla madre cui era particolarmente e morbosamente legato. Fu un dramma che dovette sopportare fino a quando tutta la famiglia non si riunì trasferendosi a S.Pietroburgo due anni dopo. Cajkovskij ...nutriva nei confronti della madre un affetto esclusivo e la morte per colera nel 1854 fu probabilmente la pena più grave che egli ebbe a soffrire nel corso della sua esistenza: fu la madre l'unica donna che il musicista amò realmente, e in tale morboso affetto va individuato un indizio fondamentale della sua omosessualità. (DEUMM).
Terminati gli studi di giurisprudenza e impiegatosi presso il ministero di Giustizia, nell'estate del 1861 viaggiò per l'Europa maturando la convinzione di intraprendere la carriera musicale. Torna a S.Pietroburgo presso la nascente Scuola Musicale Russa nella classe di composizione di Anton Rubinstein. Completati gli studi fu assunto come insegnate di armonia presso il conservatorio di Mosca. Nascono le prime composizioni che ottengono alterni risultati.

1877 Cajkovskij sposa una giovane ammiratrice Antonina Milijukova, che gli aveva scritto dichiarando il suo amore. L'unione è subito ricca di contrasti, dopo solo quattordici giorni il compositore tenta il suicidio, poi in piena crisi isterica fugge a San Pietroburgo, lasciando la moglie dopo poche settimane di matrimonio!
Contemporaneamente aveva, da qualche tempo, instaurato un'intensa corrispondenza con una ricca e colta vedova, la baronessa Nadežda von Meck che diventa la sua mecenate garantendogli 6000 rubli l'anno con lo scopo di permettere al compositore di essere libero di dedicarsi completamente alla musica di cui lei è appassionata ed esperta ammiratrice.
Sollevato da qualsiasi problema economico conduce una vita intensa, scandita da viaggi e numerose composizioni che ottengono diverse fortune: Sinfonia n.2 e n.3, il concerto per piano n.1, il balletto il Lago dei cigni, la fantasia sinfonica Francesca da Rimini e le opere Opricnik e Eugenio Onegin...
Una vita talvolta complicata dalla sua omosessualità, che nella società del tempo era vista come una forma di depravazione e forte ragione di scandalo.

Intorno al 1890 la von Meck decise di interrompere il sodalizio con Cajkovskij. Sicuramente il compositore, ormai famoso e ricco, non aveva più bisogno della pensione della baronessa, quasi certamente la nota omosessualità di Cajkovskij contribuì alla sua decisione che più probabilmente fu dovuta a una certa forma di gelosia/invidia nei confronti di un "compagno di lettera" con cui ci si era confidato tutto, ora diventato troppo ingombrante. È certo che il compositore ne soffrì. Fortunatamente raccoglie i primi grandi successi e unanimi riconoscimenti in Europa e negli Stati Uniti.
Nella primavera del 1893 scrive la sesta sinfonia che sarà chiamata Patetica. È un'opera rivelatrice e conclusiva, tutta centrata sulle lotte dell'esistenza che trovano il loro epilogo nella morte. Nove giorni dopo la sua prima rappresentazione Cajkovskij muore probabilmente per un'infezione da colera.
Per anni la sua morte è rimasta avvolta da un certo mistero: nessuno a S.Pietroburgo aveva contratto il colera ne prima ne dopo la sua morte. Fu l'unico caso?! Cominciò a diffondersi l'opinione di un suicidio, del resto la Patetica sembrava indirizzare in quel senso, ma mancavano prove e certezze.
Grazie a nuove ricerche, a ricordi personali e a un'attenta valutazione degli eventi, la morte di Cajkovskij è stata ricostruita per merito della musicologa russa Aleksandra Orlova.
La vicenda. Il duca Stenbok-Fermor seccato dalle attenzioni che Cajkovskij aveva nei confronti di un suo giovane nipote, scrisse una lettera a Jacobi, alto esponente della burocrazia russa, affinché recapitasse le sue accuse allo zar. Cajkovskij venne minacciato di essere condannato alla perdita dei diritti, all'esilio in Siberia e alla inevitabile disgrazia sociale. In più veniva messa in cattiva luce la scuola, il Conservatorio dove aveva insegnato, i vecchi studenti, i compagni e gli amici. Per evitare che lo scandalo diventasse di dominio pubblico, Jacobi formò una corte d'onore composta da otto persone. Dopo cinque ore di accese discussioni Cajkovskij uscì dallo studio con fare incerto e vacillante e si diresse a casa. Quando tutti uscirono Jacobi si liberò rivelando tutto alla moglie, che intanto aveva ben origliato, con la promessa del silenzio perpetuo. Fu la moglie di Jacobi che nel 1913, in occasione del ventesimo anniversario della morte di Cajkovskij, riportò alla Orlova tutto l'intrigo.
I vecchi compagni erano giunti alla decisione che l'unica via di uscita per evitare lo scandalo alla scuola, a lui e alla sua stessa famiglia fosse quella di uccidersi: Cajkovskij promise di rispettare la loro decisione.
Il 31 ottobre Cajkovskij ricevette da Auguste Gerke suo excompagno di scuola il "veleno". Passò i successivi due giorni normalmente e il 2 novembre, all'ora di pranzo prese il "veleno". Rifiutò l'intervento del medico per tutto il giorno favorendo l'azione del veleno. Spirò il 6 novembre.
Alessandro III, lo zar, venuto a conoscenza della sua morte disse: "abbiamo molti duchi e baroni ma soltanto un Cajkovskij".

La tormentata vita del compositore russo è stata tradotta dalla scrittrice Nina Nikolaevna Berberova in una più interessante biografia, orientata sull'aspetto psicologico della personalità del musicista, dal titolo "Il ragazzo di vetro", come era solita chiamarlo la sua governante Fanny e nel film di grande successo "L'altra faccia dell'amore" (The music lovers, 1970) di Ken Russell.


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