The Beatles - Lem56

Vai ai contenuti

Menu principale:

The Beatles

contemporanea > Beatles > Long Playng
 
 
 
 
 
 

The Beatles

Pubblicato il 22 novembre 1968 (mono - stereo)

Riedito in CD non rimasterizzato (AAD)
Nuovo CD rimasterizzato con interventi sulle dinamiche del mix originale (ADD) [9/9/2009]
Registrato tra il maggio e il novembre del 1968

Back in the USSR - Dear prudence
Glass onion - Obladi,oblada - Wild honey pie
The continuing story of Bungalow Bill
While my guitar gently weeps
Happiness is a warm gun - Martha my dear
I'm so tired - Blackbird - Piggies - Rocky raccoon
Don't pass me by - Why don't we do it in the road - I will - Julia - Birthday - Yer blues
Mother nature's son - Everybody's got something to hide except for me and my monkey
Sexy sadie - Helter skelter - Long long long - Revolution1 - Honey pie - Savoy truffle
Cry baby cry - Revolution9 - Goodnight



Nel novembre del 1968 quando uscì il nuovo album, un doppio album, il primo dei Beatles, etichettato Apple, lasciò subito perplessi per la copertina completamente bianca in contrasto con l'esplosione di colori di Sgt.Pepper's e di Magical Mystery Tour. Consapevoli che i Fab non lasciavano nulla al caso, tutti avvertirono che qualcosa doveva essere cambiato.
In realtà il bianco uniforme della copertina trae in inganno, non dico che i Beatles lo fecero consapevolmente, certo fu una trovata del tutto valida sia perché prosegue il percorso del “colore” sia per il contenuto dell’album che risulta essere un catalogo della musica rock visto tramite l’esperienza dei Fab. Il bianco è la somma di tutti i colori, è luce bianca. Ricordiamo gli esperimenti sulla scomposizione della luce di Newton. Un esperimento che è spesso proposto ai giovani delle nostre scuole, per cui preso un cartone di forma rotonda su cui siano riportati i colori dello spettro della luce e facendolo ruotare velocemente, come un trottola, dopo un po’ tutti i colori si mescolano e rimane solo il bianco.
(Newton, scomposizione della luce, copertine di dischi, quale altra grande icona del rock utilizzò questo gioco di luce per la copertina di una degli album più ascoltati al mondo? dai…  The dark side of the moon dei Pink Floyd: copertina nera, fascio di luce bianca che attraversa un prisma e si scompone nei diversi colori dello spettro. Una copertina che getta un ponte tra i Beatles e Pink Floyd)
(I cd di oggi non riproducono esattamente la copertina originale poiché la scritta The Beatles è colorata, l'originale riportava la scritta in tinta con la copertina e in rilievo).

Il disco edito dalla loro casa discografica, la Apple, fu stampato comunque sotto l'ala protettrice della E.M.I. che deteneva ancora i diritti sui Beatles. Buona parte dei critici, compreso lo stesso George Martin, sostenevano che fosse eccessivo il numero delle canzoni: ben trenta. Ritenevano che di tutto il materiale sonoro registrato fosse possibile farne un'attenta scelta che avrebbe portato alla compilazione di un ottimo disco. Forse è vero soprattutto se si "pesa" ogni singola canzone alla ricerca di quello spunto creativo caratteristico della produzione beatlesiana. Se invece prendiamo il doppio album nella sua interezza ci troviamo di fronte a un compendio, a un catalogo, alla ricapitolazione di sé e della musica rock in generale. [se oggi dovessi consigliare ad un giovane un disco per avere un'immagine sonora della musica degli anni sessanta gli farei ascoltare l'album bianco dei Beatles]. Qui in una sorta di “Concerti Brandeburghesi” i quattro Fab raccolgono tutti i possibili modelli espressivi della musica pop. Dal banale vaudeville (Honey Pie) al pezzo d'avanguardia (Revolution 9), dal country (Rocy Raccon) al rock duro (Helter Skelter) a quello blues (Yer Blues) alla malinconica melodia (Julia) fino al pezzo arrangiato per grande orchestra (Goodnight). In definitiva il meglio o il peggio, a seconda dei propri gusti, del fare musica pop.
Certo non sempre raggiungono altissimi livelli, ma l'album senza nome è un punto di partenza, un crocevia da cui altri, negli anni futuri, voltandosi, guarderanno come il punto di partenza.

Cosa nasconde il White Album. Il nome è improprio perché l'album non ha un vero e proprio nome, questa dizione è di uso corrente ma fu coniata dal pubblico in assenza di un vero e proprio nome che indicasse il disco e già questo ci fornisce un indizio.
Dicevamo, cosa nasconde il White Album: non è un album Beatles ma dei Beatles.
Il valore artistico di ciascun componente del gruppo è maturato al livello di consapevolezza nei propri mezzi espressivi, si sentono padroni della situazione e vogliono fare di testa loro. In questo viaggio sonoro dal 30 maggio al 17 ottobre 1968, data conclusiva delle session, raramente Martin ricoprì il ruolo di produttore perché?! Perché non capiva. Perché non accettava che tutto ruotasse intorno al singolo il quale imponeva le proprie scelte usando il resto del gruppo come se fossero dei session men, degli strumenti nelle loro mani, non erano un gruppo ma singoli dispotici autori. Non è un caso che Ringo, il meno esposto sul piano creativo, stufo di sentirsi dire fai questo, suona quello, metti quel tempo senza sapere bene a quale brano ci si riferisse un giorno piantò tutti lasciando gli studi per un paio di settimane.
La tensione tra di loro si fa già sentire e sarà la protagonista delle sessioni invernali.
La bravura di ciascuno, la consapevolezza nei propri mezzi espressivi unita al desiderio di esprimere ciò che avevano dentro li portò a non essere più i Beatles; non sono più un gruppo ma singoli musicisti con idee artistiche, espressive, intellettuali anche profondamente diverse e di lì a pochi mesi (gennaio 1969) toccheranno il fondo nel disperato tentativo di Paul McCartney di salvare i Beatles.

Le canzoni furono scritte per la maggior parte durante il soggiorno in India.
Partiti con il desiderio e la convinzione di scoprire i misteri della vita tramite la meditazione trascendentale, tornarono con la certezza che non ci sono risposte e per “la meditazione” …si deve condurre una vita troppo scomoda. Il tutto si tradusse da un lato in una vacanza, dall'altro nella consapevolezza che non era cosa per tutti (il primo ad andarsene dopo 10 giorni fu Ringo, Paul resistette per 10 settimane, mentre John e George se ne andranno dopo un'accesa discussione con il guru, Maharishi Mahesh Yogi,  reo di avere fatto avance sessuali ad un'infermiera del campo).
L'Anthology n°3 riporta alcune demo dell'album bianco suonate con chitarre acustiche, voci e percussioni improvvisate, questi brani hanno un impatto fresco, genuino, magico, talvolta migliore di alcuni successivi arrangiamenti.
La tecnica per registrare i brani segue la strada intrapresa con Penny Lane e Strawberry Fields Forever quella delle sovraincisioni, contemporaneamente vale sempre la regola beatlesiana che stabilisce: chi propone il brano lo canta e ne decide l'arrangiamento.
Sempre ad Abbey Road e sempre solo la sera/notte i Beatles s'impegnarono per cinque mesi; il materiale di McCartney mette in luce l'ottimo livello raggiunto nel comporre ed arrangiare un brano, si passa dal rock'n roll alla Chuck Berry di Back in the U.S.S.R, all'acustica Blackbird, alla dura e sconvolgente Helter Skelter, a Mother Nature's Son con l'arrangiamento di ottoni o all'omaggio per l'amata Linda di I will. In Lennon emerge la sua infelicità interiore, un matrimonio finito, la perdita di Brian, la consapevolezza che non ci sono risposte nemmeno dall'Eldorado indiano, una infelicità che pervade nonostante sia sempre presente con lui Yoko Ono, la sua nuova compagna. Ecco Julia, omaggio alla madre, Revolution 1 in cui è chiaro l'attacco a qualsiasi forma d'attivismo, o la melensa Goodnight, che tutti erroneamente attribiuiscono a Paul ed invece fu pensata da John come ninnananna per il figlio Julian, o la ripudiata Cry Baby Cry per non dimenticare Sexy Sadie, chiaro riferimento al Maharishi Mahesh Yogi, e I'm so tired (sono stanco) forse, quella che in questo momento sente più sua.
La bravura di Harrison sul piano creativo si è notevolmente affinata ed è una vera disdetta che i
Beatles finiscano la loro esperienza nei mesi successivi, perché la vena creativa di George avrebbe portato nuova linfa al progetto Beatles.
All'inizio della loro esperienza il mattatore era John con i suoi travolgenti rock'n roll, poi Paul sempre con maggiore qualità sposta il brano verso forme nuove più seducenti, i suoi pezzi sono quasi tutti dei numeri uno, non sbaglia un colpo, ecco che la maturità creativa di George sarebbe stato un nuovo trampolino per tutti. Peccato che né lui né tanto meno Paul lo capirono. Nell’album bianco George ci meraviglia con While my guitar gently weeps mentre cede un po' con Long, long, long e Savoy Truffle. Piggies, graffiante gioco nichilista, sarà usata con Helter Skelter dal folle omicida Charles Manson a supporto razionale?! per le sue atrocità!

L'album vendette un numero incredibile di copie, solo negli U.S.A. le prenotazioni furono di due milioni. All'interno dell'album un manifesto con diversi scatti fotografici e i testi di tutte le canzoni in più le quattro foto dei Fab scattate da John Kelly furono una vera delizia per i fan, peccato che oggi la confezione cd non è altro che uno scadente clone. Del resto le copertine di alcuni dischi furono pensate per il formato Lp ovvero per 31,5cm. x 31,5cm. evidentemente un cd (14cm. x 12,5cm.) con una superficie inferiore dell’80% non può riproporre il medesimo impatto emotivo.

 
 
 
 
 
 
Torna ai contenuti | Torna al menu