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Wolfgang Amadeus Mozart
nome di battesimo Joannes Chrysostomus Wolfgangus Theophilus (Salisburgo, 27 gennaio 1756 – Vienna, 5 dicembre 1791)

Mozart è il genio della musica. Dotato di raro talento, manifestatosi precocemente, morì a trentacinque anni di età lasciando pagine indimenticabili di musica di ogni genere: sinfonica, sacra, da camera e operistica.
Mozart raggiunge nella sua musica vertici di perfezione ineguagliabile. Il premio Nobel per la letteratura Romain Rolland dirà di Mozart: "Nella tempesta di passioni che, dopo la Rivoluzione, ha investito tutte le arti e sconvolto la musica, è dolce rifugiarsi talvolta nella sua serenità come sulla cima di un Olimpo dalle linee armoniose e contemplare lontani, nella pianura, i combattimenti degli eroi e degli Dei di Beethoven e di Wagner e il mondo come un vasto mare dai flutti frementi".

Leopoldo, il padre di Mozart, scelse i nomi da dare al figlio secondo la consuetudine del tempo: Joannes Chrysostomus, in onore di san Giovanni Crisostomo in quanto la sua festa cadeva proprio il 27 gennaio. Wolfgangus, (ovvero "camminare come un lupo") per via della stirpe materna (il nonno materno si chiamava Wolfgang Nikolaus Pertl 1667 - 1724). Theophilus in onore del padrino, Johann Theophilus Pergmayr, commerciante e consigliere civico. Anche se da bambino il padre lo soprannominava Wolferl in seguito venne prima chiamato Amadeus (che è la traduzione latina del greco Theophilus, cioè letteralmente "Colui che ama Dio" o anche "Colui che è amato da Dio"), e successivamente (dal 1771) Amadè.
Wolfgang Amadeus Mozart nacque al numero 9 di Getreidegasse a Salisburgo, capitale dell'Arcidiocesi di Salisburgo, territorio sovrano appartenente al Sacro Romano Impero nel Circolo Bavarese (ora austriaco) fu battezzato il giorno dopo la sua nascita presso la Cattedrale di San Ruperto.
I genitori di Wolfgang avevano quasi la stessa il padre Leopold (1719 - 1787), compositore ed insegnante di musica, ricopriva l'incarico di vice kapellmeister presso la corte dell'arcivescovo Anton Firmiane; la madre Anna Maria Pertl (1720- 1778) era l'umile figlia di un prefetto.
Dei numerosi figli di Leopold ed Anna Maria sopravvissero solo Maria Anna (1751–1829), detta Nannerl o Nannette, di cinque anni più grande di Wolfgang e lo stesso Amadeus.

Bambino prodigio (1756-1769)
Il piccolo Mozart fu un bambino prodigio: a tre anni batteva i tasti del clavicembalo, a quattro suonava brevi pezzi, a cinque componeva già un concerto a sei una sinfonia e la sua prima opera completa a undici. Il padre Leopold, un uomo dal carattere austero, permeato di ideali illuministi, schivo e fiero, fu il suo primo maestro. Conscio delle doti straordinarie del figlio e della sorella, soprannominata Nannerl, e dell'impossibilità di migliorare la loro istruzione musicale rimanendo nella cittadina di Salisburgo, Leopold decide di portare i figli in viaggio per l'Europa dove entrambi avranno modo di esibirsi nei salotti e potranno venire in contatto con i fermenti artistici musicali che sono presenti in Europa.
Verso la metà del 1763 egli ottenne il permesso di assentarsi dal suo posto di vice Kapellmeister presso la corte del principe vescovo di Salisburgo. Tutta la famiglia intraprese così un lungo viaggio, che durò più di tre anni. Essi toccarono quelli che erano i principali centri musicali dell'Europa occidentale: Monaco, Augusta, Stoccarda, Mannheim, Magonza, Francoforte, Bruxelles e Parigi (dove soggiornarono il primo inverno), poi Londra (dove rimasero per ben quindici mesi), quindi di ritorno attraverso L'Aja, Amsterdam, Parigi, Lione, la Svizzera e infine arrivando a Salisburgo nel novembre 1766.
Amadeus aveva solo sette anni quando intrapresero questo viaggio. Si possono solo immaginare le difficoltà che tutta la famiglia dovette affrontare. Quali privazioni, quali "tormenti" quotidiani per un bambino di quella età!
Mozart suonò nella maggior parte di queste città, da solo o con la sorella, ora presso una corte, ora in pubblico, ora in una chiesa. Le lettere che Leopold scrisse ad amici di Salisburgo raccontano l'universale ammirazione riscossa dai prodigi di suo figlio.
A Parigi essi incontrarono molti compositori tedeschi e in questa città furono pubblicate le prime composizioni di Mozart (sonate per clavicembalo e violino, dedicate ad una principessa reale; KV 6-9).
A Londra essi conobbero, tra gli altri, Johann Christian Bach, il figlio più giovane di Johann Sebastian e una delle figure di primo piano della vita musicale londinese: sotto la sua influenza, Mozart compose le sue prime sinfonie (KV 16, KV 19 e KV 19a). Un'altra sinfonia seguì durante il soggiorno a L'Aja, nel viaggio di ritorno (KV 22).

L'Italia
Dopo nove mesi trascorsi a Salisburgo, i Mozart partirono nuovamente per Vienna nel settembre 1767, dove restarono per quindici mesi. Mozart compose un Singspiel tedesco in un atto, Bastien und Bastienne (KV 50), che fu rappresentato privatamente. Una grande messa solenne (probabilmente KV 139) fu eseguita alla presenza della corte imperiale in occasione della consacrazione della chiesa dell'Orfanotrofio ottenendo la consueta ammirazione. A Salisburgo fu rappresentata nel 1769, nel palazzo dell'arcivescovo a Salisburgo l'opera La finta semplice e in ottobre Mozart, appena tredicenne, fu nominato Konzertmeister onorario presso la corte salisburghese.
Nel 1769 Wolfgang viaggiò con il padre per l'Italia, soggiornando e perfezionando gli studi musicali a Milano, Venezia, Bologna, Roma e Napoli. A Milano, per il teatro La Scala, Mozart compose l’opera seria "Mitridate re di Ponto", rappresentata nel 1770 opera che si avvicina alle composizioni di Sammartini. A Roma ascolta le polifonie ecclesiastiche, mentre a Napoli prende coscienza dello stile musicale diffuso in tutta Europa. Finita l'esperienza italiana, torna a Salisburgo al servizio dell'iroso arcivescovo Colloredo che aveva sostituito lo scomparso Christoph von Schrattenbach, Mozart gode della massima libertà di movimento così si reca ancora in Italia, per assistere a Milano alla rappresentazione dell’opera "Lucio Silla" (1772). Da allora fino al 1777, a eccezione di brevi viaggi a Vienna dove conobbe Haydn, Mozart restò quasi sempre a Salisburgo dedicandosi allo studio del contrappunto.

Mannheim e Parigi (1777-1780)
Doveva essere chiaro, non solo a Wolfgang ma anche a suo padre, che una piccola corte provinciale come quella salisburghese non era un posto adatto ad un genio del suo calibro.
Nel 1777 egli chiese all'arcivescovo il permesso di assentarsi da Salisburgo e, accompagnato dalla madre, partì alla ricerca di nuove opportunità.
La corrispondenza tenuta in questo periodo non solo fornisce informazioni su cosa Mozart stesse facendo, ma ci mostra come il ventenne Wolfgang desiderasse maggiore autonomia nei confronti del padre che ostinatamente continuava a voler guidare le scelte musicali del figlio.   
Mozart e la madre si recarono in primo luogo a Monaco, dove l'Elettore rifiutò cortesemente di offrire a Mozart un posto presso la sua corte. Quindi andarono ad Augusta, facendo visita ai parenti paterni; qui Wolfgang iniziò una vivace amicizia con la cugina Maria Anna Thekla (con la quale in seguito tenne una corrispondenza piena di umorismo allegro e osceno).
Alla fine di ottobre Mozart e la madre giunsero a Mannheim, la cui corte dell'Elettore Palatino era una delle più famose ed evolute in Europa sul piano musicale. Mozart vi soggiornò per più di quattro mesi, sebbene comprendesse presto che neppure lì c'era posto per lui. Egli divenne amico di vari musicisti di Mannheim, insegnò musica e suonò, si innamorò di Aloysa Weber, un soprano, seconda delle quattro figlie di un copista di musica.
Ora la meta era Parigi. Raggiunsero la capitale francese verso la fine di marzo del 1778 e Mozart trovò ben presto da lavorare. Scrisse diverse composizioni con le quali cercò di soddisfare il gusto del pubblico parigino riuscendovi in parte. Intanto sua madre era seriamente malata. Anna Maria Pertl coniugata Mozart, morì il 3 luglio 1778 e fu sepolta nel cimitero di Sainte Eustache. A suo funerale erano presenti solo il figlio Wolfgang e l'amico Heina.
L'esperienza parigina si mostrava sempre più un fallimento così il padre Leopold negoziò con l'arcivescovo Colloredo la riassunzione del figlio con il ruolo di organista. Wofgang, riluttante, accettò a sua volta di rientrare a Salisburgo.

Vienna (1780-1791)
A Wolfgang, tuttavia, questa occupazione andava stretta: mentre per il padre era importante che il figlio potesse consolidare sempre più la propria posizione di dipendente con uno stipendio fisso.
Wolfgang aspirava ad essere un artista completamente libero. In questo senso Mozart era figlio del suo tempo, dell'epoca che avrebbe cioè portato alla Rivoluzione Americana e alla Rivoluzione Francese. A causa di tale sete di libertà, Wolfgang cominciò ad avere dissidi sempre più frequenti col padre (che vedeva in lui un degno successore per un incarico ben stipendiato alla corte locale), ma soprattutto con l'Arcivescovo di Salisburgo Hyeronimus Colloredo, al quale spesso le biografie su Mozart dedicano giudizi ingrati. Di sicuro egli, che può essere definito a ben vedere un degno rappresentante del Dispotismo illuminato (aveva un busto di Voltaire nella sua residenza), non capì di aver un genio al proprio servizio ma è anche vero, però, che Mozart domandasse sempre più di frequente licenze straordinarie e sempre più lunghe, cosa che Colloredo, ovviamente, mal sopportava. Ciò, in modo inevitabile,non poteva che portare ad una rottura tra i due. L'occasione arrivò presto. Grazie ai contatti con i Weber, a Wolfgang venne commissionata un'opera, Idomeneo, ossia Ilia ed Idamante, da rappresentarsi a Monaco. Convinto di poter accattivarsi con questa il favore della Corte, Mozart si gettò nella composizione con entusiasmo, e alla fine del 1780 era nella capitale bavarese. Il 29 gennaio 1781 Idomeneo andò in scena con successo trionfale, tanto che ne vennero disposte numerose repliche; nello stesso periodo, l'Imperatrice Maria Teresa moriva, e l'Arcivescovo Colloredo si recò a Vienna per i funerali.
Questi fatti "costrinsero" Wolfgang a rimanere più del dovuto fuori sede e a raggiungere il suo padrone nella capitale austriaca: ufficialmente per ricongiungersi a lui e scusarsi, in realtà con lo scopo di farsi assumere dal nuovo Imperatore Giuseppe II, cosa che però non accadde. Mozart solo nel 1787 sarà nominato compositore di corte, incarico modesto seppur retribuito con 800 fiorini l'anno (Gluck ne aveva presi quattromila).
Le cose andarono bene per Mozart, nel senso che l'Arcivescovo, stizzito per il suo comportamento, lo fece letteralmente buttare fuori dal palazzo dal suo Camerlengo con una "storica" pedata nel fondoschiena. A nulla valsero le suppliche di papà Leopold al risoluto porporato: il figlio, licenziato, rimase a Vienna con l'intenzione di vivere come libero artista, cioè senza impieghi fissi pur componendo musica per la Corte.
Non bisogna dimenticare che all'epoca i compositori o i maestri di cappella, sedevano al tavolo insieme alla servitù ed erano perlopiù considerati dei semplici artigiani piuttosto che artisti nel senso moderno del termine. Grazie alla nuova carriera si stabilisce insieme alla neo sposa Costanze a Vienna, città ricca di fermenti ma culturalmente assai conservatrice, anche se attraversata dalle menti più innovatrici, contraddizione che sembra appartenere alla sostanza di questa città.
L'ultimo decennio della sua breve esistenza è per Mozart il più fecondo e foriero d'immensi capolavori. I contatti con impresari e i pochi agganci con l'aristocrazia (favoriti dal successo dell'opera buffa "Ratto dal serraglio") gli permettono un'esistenza precaria ma dignitosa.
Fondamentale è il suo incontro con il librettista Da Ponte che darà vita ad immortali capolavori teatrali: "Le nozze di Figaro", "Don Giovanni" e "Così fan tutte".
Successivamente, compone altre due opere per teatro, il "Flauto magico" (un "Singspiel", ovvero un ibrido fra teatro cantato e recitato), considerato il momento di avvio del teatro tedesco e la "Clemenza di Tito", in realtà un passo indietro stilistico di Mozart per venire incontro ai gusti retrivi del pubblico viennese, ancora legato ai soggetti storico-mitologici e incapace di apprezzare l'abissale scandaglio dei sentimenti delle commedie affrontati nelle opere precedenti.
Non si può tralasciare di parlare del contributo mozartiano alla musica strumentale che cominciò in modo significativo già da ragazzo. Mozart è padrone assoluto di se stesso e della musica strumentale, di quella musica "pura" per cui ci darà assoluti capolavori sia nelle Sinfonie e nei Concerti, sia nella musica da camera, Quartetti, Quintetti e sonate, sia nella musica più à la page, alla moda o di semplice intrattenimento quali Divertimenti, Serenate, Cassazioni, Danze.     

Malattia e morte (1791)
Mozart morì cinquanta minuti dopo la mezzanotte del 5 dicembre 1791. Le esequie furono celebrate il 6 dicembre, alle tre del pomeriggio. Il feretro fu portato al Duomo di Santo Stefano, davanti alla Cappella del Crocifisso, nei pressi del cosiddetto "pulpito di Capistran", dove per i funerali più modesti la benedizione avveniva all'aperto. Il corpo venne poi sepolto in una fossa comune del cimitero di San Marco. L'immagine che vuole Mozart morto povero e dimenticato da tutti non corrisponde pienamente al vero. La sepoltura in una fossa comune era consona allo status sociale di Mozart e non fu dettata da motivi economici. Mozart, d'altronde, pur non godendo di un successo strepitoso negli ultimi suoi anni di vita, era pur sempre imperial-regio compositore di corte con un modesto stipendio di 800 fiorini l'anno.
La malattia e la morte di Mozart sono stati e sono tuttora un difficile argomento di studio, oscurato da leggende romantiche e farcito di teorie contrastanti.
Gli studiosi sono in disaccordo sul corso del declino della salute di Mozart, in particolare sul momento in cui Mozart divenne conscio della sua morte imminente e se questa consapevolezza influenzò le sue ultime opere.
L'idea romantica sostiene che il declino di Mozart fu graduale e che la sua prospettiva e le sue composizioni declinarono anch'esse in ugual misura. Al contrario, qualche erudito suo contemporaneo sottolineò come Mozart nell'ultimo anno fosse di buon umore e che la morte giunse inattesa anche per gli amici e la famiglia stessa.
Anche l'effettiva causa del decesso di Mozart è materia di congettura. Il suo certificato di morte riporta hitziges Frieselfieber (“febbre miliare acuta”, che allora era considerata contagiosa, o “esantema febbrile”), una definizione insufficiente a identificare la corrispettiva diagnosi nella medicina odierna. Sono state avanzate diverse ipotesi, dalla trichinosi all'avvelenamento da mercurio, alla febbre reumatica o, più recentemente, la sifilide. La pratica terapeutica del salasso, all'epoca diffusa, è menzionata come concausa della morte.




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n.d.r. rielaborazione da diverse fonti


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