Schönberg - Lem56

Vai ai contenuti

Menu principale:

Schönberg

classica > XX° le Avanguardie
 
 
 
 
 
 

Arnold Schönberg  
(Vienna 1874 - Los Angeles 1951)

Arnold Schönberg  figlio di un commerciante, avrebbe sicuramente seguito la professione del padre se non avesse manifestato, fin da fanciullo, spiccate doti musicali probabilmente ereditate dalla madre. Così incominciò, autonomamente, a studiare il violino poi il violoncello e composizione perfezionandosi in seguito proprio in questa. Le difficoltà economiche, a 15 anni muore il padre, frenano la sua carriera musicale. Per vivere è costretto a lavorare presso una banca per qualche anno, in seguito guadagna “arrangiando” canzoni e operette fino a quando, nel 1901, riesce ad avere un posto presso il Conservatorio Stern di Berlino e nel 1903 ritorna a Vienna dove inizierà una proficua attività didattica. Dal 1910 sono eseguite le sue più impegnative composizioni: Erwartung, Pelleas und Melisande, Verklarte Nacht (Notte Trasfigurata), Guerrerlieder. Dopo essere stato tra i fondatori del Der Blaue Reiter con l'amico Kandinsky, nel 1912 desta scalpore a Berlino con il Pierrot Lunaire. Per tre anni è al fronte, terminata la Prima Guerra Mondiale continua l’opera di insegnante a Vienna dove con gli allievi Alban Berg e Anton Webern costituirà quella che sarà chiamata Seconda Scuola Viennese. Poi nel 1926 si trasferisce a Berlino come insegnante dell'Accademia Prussiana delle Arti e qui rimane fino al 1933 quando, per protesta nei confronti del nazismo, non dimentichiamo che è ebreo anche se non praticante, lascia la Germania trasferendosi prima a Parigi quindi negli U.S.A. dove perfeziona il metodo dodecafonico che supera il libero atonalismo che lo aveva contraddistinto fino ad allora. Insegna a Boston, New York e infine a Los Angeles dove muore senza essere riuscito e ritornare in Europa.

Stile
Schönberg partecipa al dibattito sul rinnovamento della musica del suo tempo partendo dalle esperienze di Wagner, Richard Strauss e Mahler mentre a Parigi le avanguardie artistiche hanno si espongono con la musica impressionista-simbolista di Debussy.
È una società in profonda crisi quella dell’inizio secolo, un decadentismo segnato da una profondo crollo dell’uomo che ha perso le sue certezze.
L’esaurirsi delle soluzioni tonali tradizionali porta Schönberg verso l’atonalismo che sperimenta in modo sempre più accentuato…esigenza di un’espressione immediata, magari esasperata del proprio io: l’espressionismo corrente artistica a cui diede, tra il 1905 e 1915 gli anni del Blauer Reiter fondato con il suo amico Kandinsky, il contributo più importante nel campo musicale.
…le opere dette atonali nel senso che in esse è sospesa la forza d’attrazione della tonalità classica: le combinazioni dei suoni non sono più sottoposte a regole armoniche, ma il compositore ne dispone liberamente secondo il più diretto dettato emotivo. (Giacomo Manzoni). Tutto ciò lo porterà a superare l’atonalismo per approdare alla dodecafonia, anche se non è in questo modo che era indicata da Schönberg, che lo chiamava “metodo di comporre con dodici suoni in relazione tra loro”. Infatti, è un metodo, una tecnica di composizione che Schönberg considera come un “fatto privato” e riguarda esclusivamente la struttura interiore della composizione.
I dodici suoni della scala cromatica risultano liberi da qualsiasi gerarchia armonica e sono organizzati secondo il principio della serie. Il fatto di utilizzare una scala cromatica implica conseguentemente l’abbattimento di qualsiasi reciprocità armonica tra i vari suoni. In una scala tradizionale avremmo tonica e dominante come primi centri di attrazione e repulsione e a essi si aggiungono la quarta, la sottodominante o la sesta minore e poi la sensibile e così via. Con i dodici suoni tutti a distanza di un semitono tra loro, si genera una parità tra i suoni che potrebbe avere echi nel social/comunismo tanto sentito in quel periodo negli ambienti espressionisti avanguardistici tedeschi.
Volendo stare solo sul piano musicale, questo metodo apparentemente libero, in realtà nasconde un deflagrante desiderio di ordine. È un po’ una costante tra i musicisti delle avanguardie estreme, basterebbe pensare alla musica bizzarra e provocatoria di Satie eppure in lui, se esternamente ne riconosciamo le provocazioni, è forte il desiderio di ordine formale che è ravvisabile nelle sue composizioni. Allo stesso modo per Schönberg, questo metodo compositivo non genera caos, alea, ma diventa un metodo per superare la tradizione pur rimanendo nell’ordine. Come? Usando la sequenza come una serie di suoni che genera una nuova impensabile, improbabile scala e su questa generando una composizione che finisce con essere fuori dalla tradizione ma nel contempo fortemente ordinata. Non a caso nelle composizioni dodecafoniche di Schönberg sono riconoscibili fughe, rondò, tema e varizioni, addirittura la forma sonata!

 
 
 
 
 
 
 
Torna ai contenuti | Torna al menu