(Honfleur, Calvados 17 V 1866 - Parigi 1 VII 1925)

 

Erik Satie, pseudonimo di Alfred-Erik Leslie Satie, nasce il 17 maggio 1866 a Honfleur un paesino sulla costa della Normandia. Il padre faceva il mediatore di barche la madre, protestante, morì quando Erik aveva soli quattro anni. Il giovane è affidato ai nonni, a undici anni è messo in collegio, dove manifesta subito un'indole poco incline alle regole e allo studio. L'anno seguente, il 1879, il padre si trasferisce a Parigi, qui Erik è iscritto al Conservatorio, nella speranza che l'interesse mostrato per la musica possa indurlo al rispetto delle regole. Purtroppo, ancora una volta, si fa notare per comportamenti bizzarri tendenzialmente sovversivi e anticonformisti. Lasciato il Conservatorio si arruola nell'esercito che presto abbandona con disgusto, 1887, ora i suoi abiti sono trasandati e si fa crescere la barba. È fortemente influenzato dall'ambiente bohémiens e lascia la casa paterna per trasferirsi al Quartiere Latino mantenendosi suonando il piano a Le Chat Noire. Ventenne aderisce al movimento dei Rose-Croix con a capo Sal Péladan, un misto di medioevalismo, teosofia e misticismo. Le prime composizioni di Satie furono influenzate dal movimento dei Rosacroce. Ogives, Sarabandes, Gymnopédies sono tutti pezzi per pianoforte caratterizzati dall'assenza di divisione in battute, dall'uso di accordi di settima, nona, undicesima e dall'uso di terze concatenate che anticipano la ricerca armonica di Debussy. Uscito dalla "setta" Satie continua a frequentare Montmartre e i caffè-concerto componendo musiche come Jack-in-the-box, in cui recupera ed amalgama le melodie tipiche dei locali notturni parigini. Si apre ora, una lunga crisi. Il maestro è deluso di sé e del mondo che lo circonda, polemico nei confronti dell'accademismo musicale, ma anche nei confronti della musica di Debussy. Nel 1905, quarantenne, dopo anni di maniacale solitudine decide di riprendere gli studi "seri" iscrivendosi alla Schola Cantorum, ma sembra, più che altro, un gesto provocatorio. Proprio in quel tempo Ravel proponeva, durante le sue esibizioni, alcune musiche del suo "geniale precursore", mentre Debussy musica due Gymnopédies. Quest'interesse nei suoi confronti lo stimola a comporre nuovamente. Nascono lavori bizzarri come Embryons desséchés (Embrioni disseccati del 1913). Queste composizioni, in anticipo sulle poesie di Apollinaire, erano delle vere "partiture per l'occhio" per come la struttura grafica interagiva con quella dell'interpretazione sonora. Nel 1915 conosce J.Cocteau, lo scrittore da tempo voleva realizzare, appoggiandosi ai Ballets Russes di S.Diaghilev, un lavoro teatrale cui avrebbero collaborato esponenti delle diverse avanguardie. Con l'aiuto di Satie e Massine, convinto Picasso, i quattro realizzarono il balletto "Parade" rappresentato il 18 maggio 1917 al Théatre du Châtelet. Lo scandalo che ne seguì superò quello appena precedente della Sagra della Primavera di Stravinsky. Satie era infuriato e si sentì così offeso da inviare biglietti diffamatori ai critici musicali che avevano stroncato il suo lavoro. Il risultato fu d'essere denunciato, processato e condannato ad otto giorni di prigione, in seguito condonati, e da cento franchi di multa. Sulla spinta di Cocteau è l'animatore del gruppo dei sei, ma non sembra esserne entusiasta tant'è che seguirà Picabia e Tzara nell'avventura Dada scrivendo Mercure e Relâche, un ritorno all'ironico e al dissacratorio. Mercure è ancora una collaborazione con Picasso mentre Relâche lo realizza con Picabia. Per questo balletto Satie vuole che tra il I° e il II° atto sia proiettato un film. Sarà un lavoro di René Clair che lui musicherà. Entr'act è così la prima pellicola cinematografica con una colonna sonora. Scompare il 1 luglio 1925 ufficialmente a causa di una polmonite.


Stile

"Satie agisce come un provocatore, un avventuriero dell'arte, in lotta con la decadenza estetica e morale della sua epoca ..." Apre la strada a Debussy ma non ha i mezzi tecnici, per approfondire il linguaggio musicale, fondamentalmente è un altro autodidatta. Ama la ricerca, la sperimentazione, il gusto della sfida e a dispetto del suo carattere bizzarro e di un atteggiamento a dir poco elastico verso lo studio, esprime attraverso le sue composizioni un puro formalismo oggettivo in opposizione ad ogni attributo sentimentale ed emozionale conferito al linguaggio musicale. È una musica indirizzata verso la semplicità in contrasto con la retorica romantica e la "musica totale" wagneriana, desiderosa di "riportare il suono alla sua nuda realtà primitiva" sulla base della convinzione che la musica debba esprimere solo se stessa ed essere priva d'implicazioni psicologiche e/o mistiche.

 

 

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